Come nasce un farmaco

Come nasce un farmaco
ovvero come arriva un farmaco alla vendita

Sapere quali sono le fasi di preparazione di un farmaco aiuta a capire perchè dietro di esso vi siano tanti interessi, produrre un farmaco è lungo e costoso e potrebbe essere più conveniente commercializzare ad ogni costo un farmaco inutile od addirittura dannoso che studiarne un’altro.

Per immettere un farmaco sul mercato occorre un tempo minimo di dieci anni determinato dai tempi di ricerca ed approvazione.

Per prima cosa l’azienda produttrice deve dimostrare che la molecola in questione è efficace e sicura, allo scopo conduce una serie di studi (prima in laboratorio poi sull’uomo) per dimostrare l’efficacia, la sicurezza e l’utilità del nuovo principio attivo.

Gli studi preliminari vengono condotti in laboratorio e servono per identificare l’attività terapeutica della nuova molecola, ne segue la sperimentazione clinica sull’uomo che consiste in quattro fasi.

Alla fine di ogni fase gli organismi nazionali competenti (in Italia il Ministero della salute) valutano i risultati ottenuti e stabiliscono se la molecola è adatta per entrare nelle fasi successive della sperimentazione o se gli studi devono essere interrotti.

Fase zero
(o preclinica)

Studi in vitro
La molecola viene posta in provetta insieme a colture cellulari o a microrganismi e viene sottoposta a una serie di test in vitro per valutarne l’attività nel tentativo di determinarne le caratteristiche positive e negative.

Studi sull’animale
Nel caso sia provato che la molecola svolge attività terapeutica in vitro si passa alla sperimentazione sugli animali per vedere come si comporta: come viene assorbita, quale è la via di somministrazione migliore e come viene eliminata.

Obiettivo:
accertare che la molecola non sia tossica, il primo requisito di un farmaco è che non faccia male.

Fase 1
(sicurezza)

Obiettivo:
valutare la sicurezza e la modalità d’azione della molecola, trascurando inizialmente l’efficacia. Questa fase viene condotta in ospedale su un numero limitato di volontari sani.

I volontari (di solito da 20 a 50) vengono divisi in due o tre gruppi.
Ogni gruppo riceve una dose diversa di farmaco per evidenziare eventuali effetti indesiderati della sostanza in relazione al dosaggio somministrato.
Per passare alle fasi successive il farmaco deve dimostrare di avere una tossicità accettabile rispetto all’uso previsto (la valutazione del profilo rischi/benefici è diverso se si sta cercando di creare una molecola salvavita in assenza di alternative terapeutiche o se si sta semplicemente proponendo una nuova cura per piccoli disturbi che hanno già una o più alternative terapeutiche).

Fase 2
(efficacia)
Obiettivo:
valutare l’efficacia del farmaco a una determinata dose e con una posologia stabilita.

Per fare ciò si sperimenta la molecola su persone con la patologia per la quale è proposto il farmaco; si stabilisce la minima dose efficace sull’uomo e il regime di somministrazione ottimale, cioè modo di impiego e la durata del trattamento. Contemporaneamente si acquisiscono informazioni sulla sicurezza e la tollerabilità della molecola.
Questa fase dura di solito circa un paio d’anni.

Fase 3
(efficacia sul campo)

Obiettivo:
confermare i dati ottenuti sperimentando la molecola su un campione più ampio e stabilire qual’è l’utilità del nuovo farmaco.

La sperimentazione si allarga ad un campione di almeno 100 pazienti.

Solitamente gli studi di fase 3 sono di tipo randomizzato e possono essere a singolo o doppio cieco: cioè ai pazienti viene assegnato a caso il nuovo principio attivo o il farmaco standard per quella patologia senza che egli lo sappia, nel doppio cieco nemmeno il medico ne è a conoscenza.

La durata della terapia è variabile a seconda degli obiettivi che la sperimentazione si pone.

Durante questa fase viene sempre controllata con particolare attenzione l’insorgenza di eventuali effetti indesiderati.

Se il farmaco supera la fase 3 l’azienda può chiedere l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) alle autorità competenti (in Italia l’AIFA, in Europa l’EMEA, negli usa la FDA, etc..).

Questa procedura, chiamata registrazione, per l’Italia prevede la consegna al Ministero di tutta la documentazione degli studi effettuati, sia sugli animali che sui volontari sani e sui pazienti.

L’azienda deve dimostrare che la nuova molecola è sicura (non pericolosa né tossica), efficace ed utile.

L’autorità sanitaria dopo aver controllato tutta la documentazione provvede alla registrazione del farmaco durante la quale viene assegnato il nome di fantasia, e viene certificato che il nuovo farmaco può essere commercializzato.

L’immissione in commercio però non segna la fine dello studio.

Fase 4
(farmacovigilanza)

Obiettivi:
confermarne la sicurezza e la tollerabilità a lungo termine.

La fase 4 inizia quando il nuovo farmaco entra in commercio, le fasi precedenti infatti sono state condotte su numeri limitati di pazienti e solo allargando il campione si può realisticamente verificare la sicurezza della nuova molecola.

Per raccogliere tutte le segnalazioni relative a un farmaco, dopo la sua immissione in commercio è importante che i cittadini collaborino con il personale sanitario.

Per i vaccini e i farmaci posti sotto monitoraggio intensivo (elenchi pubblicati periodicamente dal Ministero della Salute) si richiede di segnalare tutte le reazioni sospette (cioè qualsiasi evento indesiderato o inaspettato), anche quelle meno gravi, che siano apparentemente attribuibili al farmaco.

I pazienti in cura con il nuovo medicinale devono quindi segnalare al proprio medico o al farmacista l’eventuale comparsa di qualsiasi effetto collaterale, anche di quelli indicati nel foglietto illustrativo (questo permette di compilare statistiche precise).

Il medico è tenuto a segnalare la reazione avversa al Dipartimento per la farmacovigilanza tramite appositi moduli. Le segnalazioni vengono controllate ed eventualmente inserite sul foglietto illustrativo.

La fase 4 però non si limita comunque solamente alla farmacovigilanza.

Per fase 4 si intende ogni ricerca clinica condotta dopo la registrazione, all’interno della malattia e della indicazione approvata, e quindi contiene gli studi di farmacovigilanza, ma non solo quelli, in fase 4 si conducono, per esempio, anche studi randomizzati e comparativi.

Ma non è tutto:

Oltre ai tempi che occorrono per rendere commerciabile un farmaco, se ne aggiungono altri necessari affinché il farmaco dia un ritorno economico all’industria farmaceutica che lo ha prodotto. Più è “privata” la ricerca maggiori sono i tempi e minori le possibilità di utilizzare i farmaci giusti oltre al rischio di privilegiare una ricerca rispetto a un’altra perché economicamente vantaggiosa anche se inutile.

Inoltre a volte l’insorgenza di effetti indesiderati o cancerogeni può avvenire in un arco di tempo molto ampio. Ciò implica il fatto che le percentuali di insorgenza di eventi tossicologici possono essere sottovalutate in prima fase perchè di poca rilevanza ma che con il passare del tempo risultano interagire con altri principi attivi o addirittura con determinati alimenti e/o diete particolari.

Per la somma di questi motivi riteniamo che la ricerca debba certamente essere incentivata per il progresso ed il benessere comune ma che la vigilanza sulle modalità e sui risultati debba essere serrata per impedire all’interesse economico dell’industria di prevalere sulla salute.

Sperimentiamo ma con cutela, incentiviamo la ricerca indipendente e riportiamo sempre qualsiasi effetto avverso per impedire che farmaci non sicuri possano continuare ad essere somministrati.

Facciamoci del bene: la nostra salute passa anche attraverso la salute degli altri, unendoci e collaborando possiamo farci del bene ed impedire che altri ci facciano del male.

Pierluigi Pennati